Un filo d'olio era prezioso in qualsiasi frangente: «rinfrescava» i resti e le verdure cotte in anticipo, ancora tiepide, esaltandone gli odori; faceva «rinvenire» lo sfincione da riscaldare; trasformava in squisite pizzette le fette di pane raffermo bagnate in acqua e latte, coperte di pomodoro pelato, pezzetti di tuma e con un nonnulla di sale pepe e origano, e poi passate velocemente nel forno caldo. In quantità più abbondante, rendeva appetitose le patate bollite e sbucciate che si servivano a cena.
[…]
Ma la mia passione era il pane e olio. Rosalìa prendeva i pani meno belli, ancora fumanti, e li spezzava; distribuiva quei pezzi di pane caldo porgendoci con l'altra mano la ciotola di olio e sale in cui intingere un boccone di pane alla volta.
Pane caldo e olio - in assoluto il cibo più buono che abbia mai gustato.
Simonetta Agnello Hornby, Un filo d'olio, Sellerio 2011
Ho riportato due brani dell’ultimo bel libro Un filo d'olio dell’avvocato e scrittrice siciliana Simonetta Agnello Hornby, nel quale racconta le estati della sua infanzia passate nell’antica casa padronale nella tenuta in contrada Mosè - nome biblico dato dal primo proprietario che era un’opera pia – vicino ad Agrigento, tra pini marittimi, ulivi, mandorli e rovine dei tre templi dorici dell'antica Akragas.
Il tema conduttore del libro è il ricordo condito da quel filo d’olio che lega le ricette ereditate dalla nonna, dalla mamma e dalla zia che, grazie alla sorella Chiara che ha curato la parte delle ricette, fa «rivivere la cultura della tavola» della loro famiglia.
La scelta dei due brani non è casuale, è una sorta di
filo per rispondere alla domanda di Monica:
In cucina non posso fare a meno di... un filo di olio extravergine di oliva buono. Senza questo prezioso ingrediente che è per me il condimento per eccellenza, mi sentirei persa. L’olio riesce ad esaltare ed impreziosire, come scrive Simonetta Agnello Hornby, qualsiasi pietanza ed aggiungo che è anche uno dei mezzi più efficaci per conservare i prodotti. Cosa c’è di più buono del pane caldo condito con un
filo di olio extra vergine di oliva e sale?!
Tra le ventotto ricette curate da Chiara Agnello, ho voluto provare il “pesto povero”. Come spiega Chiara Agnello in casa lo chiamavano “pesto povero” per distinguerlo dal pesto genovese. In origine era composto dal basilico, aglio, olio extra vergine di oliva - prodotto ovviamente dalla tenuta di contrada Mosè, perché come diceva la madre: «L'olio di Mosè conza un piatto» - sale, pepe e formaggio grattugiato. Poi nel tempo fu arricchito con altre erbe, fino a diventare la ricetta riportata nel libro.
Con il “pesto povero” direi aromatico e fresco delle sorelle Agnello, ho condito i Napellini rigati.
Ingredienti:
380 g di Napellini rigati
1 tazza da latte di foglie di basilico
1 tazzina da caffè di foglie di prezzemolo
3 o 4 foglie grandi di salvia
1 cucchiaio di aghi di rosmarino
1 cucchiaio di foglie di menta
la buccia sottile di mezzo di limone
1 pomodoro piccolino intero (con semi e buccia)
1 spicchio d'aglio
5-6 mandorle
1 presa di sale
1 macinata di pepe
4-5 cucchiai di olio (inclusi quelli da usare alla fine per condire la pasta nella zuppiera)
formaggio grattugiato a piacere pecorino o parmigiano (io pecorino romano)
Preparazione:
Si mettono le erbe aromatiche, le mandorle, l’aglio, la buccia del limone, il pomodoro, il sale e il pepe nel mixer (come ricorda Chiara Agnello prima si usava il mortaio), si aziona e si aggiunge l’olio extra vergine di oliva poco per volta fino ad ottenere un composto abbastanza denso.
Nel frattempo che si cuoce la pasta, si mette in una zuppiera un cucchiaio di acqua di cottura, un dl di olio extra vergine di oliva e la metà del pesto. Si mescola il tutto, si aggiunge la pasta si mescola e si versa il resto del pesto allungato con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva e una di acqua di cottura. Si serve con l’aggiunta a piacere di formaggio grattugiato pecorino o parmigiano, io pecorino romano.
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